‘NDRANGHETA: OPERAZIONE CONTRO COSCA CORDI’, 25 ARRESTI

Un presunto giro di affari per milioni di euro attraverso prestiti con tassi usurari è stato scoperto nel corso delle indagini che hanno portato all’operazione di polizia e carabinieri che hanno arrestato 25 esponenti della cosca dei Cordì di Locri. Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, usura, estorsioni e minacce.

I carabinieri hanno avviato le indagini nell’anno scorso dopo una serie di segnalazioni su alcune intimidazioni. Dalle indagini è emerso poi un ingente giro di prestiti ad usura gestito secondo l’accusa da esponenti della cosca dei Cordì. Polizia e carabinieri stamani hanno sequestrato anche beni, tra cui un’impresa edile, un negozio di telefonia ed una società immobiliare, ritenuti provento dell’attività usuraria. Le indagini degli investigatori sono state coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria.
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Cartiera di Rosarno. Storia di ordinaria indifferenza

da indymediacalabria (articolo originale)

Una vicenda di indifferenza, razzismo, odio, opportunismo e mafia che non avremmo voluto mai raccontare: la storia dell’ex cartiera di Rosarno. La struttura è uno dei lasciti visibili delle truffe alla legge 488, che ha permesso numerosi scempi nel corso del tempo. Il copione è quello di sempre: un generoso imprenditore del nord decide di investire nel povero sud depresso ma, una volta presi i soldi, ha pensato bene di scappare.

Il capannone rimasto è diventato, con il passare del tempo, ricovero di migranti, lavoratori stagionali nei campi di Rosarno e dintorni che vivono in condizioni di vera e propria schiavitù. Migranti sfruttati per far fruttare la terra calabrese. Grazie a loro il prezzo delle produzioni agricole all’origine, subisce una significativa contrazione che non corrisponde, però, ad un abbassamento dei costi al dettaglio; tutto ciò non fa altro che favorire solo pochi grossisti e impoverire tutti gli altri. Se non è mafia questa! Come se non bastasse i migranti dell’ex cartiera, oltre a dover condurre una vita indegna di questo nome, come già denunciato – ad esempio – da una indagine di Medici senza frontiere, sono stati spesso vittime di odio razziale concretizzatosi in offese, insulti e veri e propri agguati. Quasi sempre verificatisi in periodi di pagamenti, come a dire: schiavi in tutto e per tutto.
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Nel mare di Cosenza un relitto pieno di fusti radioattivi

“Adesso – ha commentato il procuratore di Paola, Bruno Giordano – si apre uno scenario non facile da gestire”, a proposito del ritrovamento, nel Tirreno Cosentino, del relitto di una nave al largo della costa di Cetraro.

Il sospetto e’ che si tratti del mercantile Cunsky, che secondo il pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, fu fatto affondare con il suo carico di 120 fusti contenenti scorie radioattive.

Le immagini riprese ieri dai tecnici dell’Arpacal, l’agenzia ambientale della Regione, hanno mostrato un profondo squarcio sulla prua, compatibile con il racconto del pentito che ha detto di avere personalmente partecipato all’affondamento tramite esplosivo fatto brillare, proprio a prua. Inoltre si vedono anche dei fusti.

Per avere la conferma ufficiale, pero’, la Procura dovra’ disporre una serie di accertamenti presso il ministero della Marina. Di certo, al momento, c’e’ che in quel punto non risulta nessun affondamento ufficiale, ne’ in tempo di guerra, ne’ in tempo di pace.
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Un Barbaro dal chirurgo estetico: come finisce la latitanza di un capo decina

di Antonino Monteleone – Una latitanza durata 8 anni finita dal chirurgo estetico. Era a torso nudo, Carmelo Barbaro classe ’48, mentre i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria facevano irruzione in uno studio medico di Via Santa Caterina, all’incrocio tra il Ponte della Libertà e l’argine destro del Torrente Annunziata, dove si era recato per farsi rimuovere dei tatuaggi che aveva sul petto.

Da oltre un anno gli uomini del Colonnello Leonardo Alestra seguivano gli spostamenti di persone ritenute vicine al killer della costa De Stefano – Tegano, ricercato dal 2001 perché sottrattosi all’esecuzione di una pena definitiva a 22 anni di reclusione per omicidio e associazione mafiosa; finché nella mattina di sabato la certezza di averlo intercettato e poterlo catturare.

Nel tardo pomeriggio, a bordo di un’autovettura con le insegne di una scuola guida (Regina Venus che si trova distante qualche centinaio di metri dallo studio medico ndr) Carmelo Barbaro raggiunge il dottor Francesco Pisano (61) accompagnato dai coniugi Agostino Ceriolo (65) e Anna Pellicone (58). Continua a leggere ‘Un Barbaro dal chirurgo estetico: come finisce la latitanza di un capo decina’

‘NDRANGHETA: BENI SEQUESTRATI PER 55 MLN AD EX POLITICO

Appartamenti, terreni, auto, conti correnti, quote e patrimoni di cinque società che gestiscono numerose attività in vari centri commerciali della Calabria: sono questi i beni, per un valore stimato di 55 milioni di euro sequestrati dalla Dia a Pasquale Inzitari ed alla moglie, Maria Princi.

Tra le società finite sotto sequestro su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria-Sezione misure di prevenzione su richiesta della Dda reggina, figura la società Indesin, attiva nel settore immobiliare, ed un’altra che gestisce alcuni punti vendita “Expert” nel centro commerciale Porto degli Ulivi di Rizziconi, a Cinquefrondi, e in un centro commerciale a Corigliano Calabro (Cosenza). Sequestrati, sempre nel centro Parco degli Ulivi, anche un “Burger king” ed un negozio di abbigliamento.

Pasquale Inzitari, cognato di Nino Princi, l’imprenditore morto nel maggio 2007 in seguito all’esplosione di una bomba sotto la sua auto, si trova ai domiciliari dopo essere stato arrestato nel maggio dello scorso anno quando era un esponente politico dell’Udc, partito che poi lo ha sospeso. Princi era genero del presunto boss della ‘ndrangheta Domenico Rugolo che, invece non aveva rapporti di parentela con Inzitari.

Inzitari, secondo l’accusa, è stato la mente imprenditoriale della costruzione del centro commerciale Parco degli Ulivi di Rizziconi. Nell’epoca in cui ha ricoperto l’incarico di vice sindaco ed assessore nel comune del Reggino, il Consiglio comunale deliberò il cambio di destinazione d’uso dei terreni su cui sarebbe poi sorto il centro e che, secondo gli investigatori, erano già stati acquistati a prezzo agricolo da prestanome della cosca Crea.

I terreni passarono successivamente alla società Devin, di cui Inzitari era socio, che poi vi costruì il centro commerciale Parco degli Ulivi. Per sottrarsi alle continue richieste di denaro e lavori della cosca Crea, Inzitari si rivolse al cognato Nino Princi che, secondo l’accusa, fece arrestare il presunto boss Teodoro Crea ed il suocero Domenico Rugolo.

Per quell’intervento, secondo le indagini della Dia, Princi sarebbe diventato socio occulto della Devin al 16%. La società fu successivamente ceduta, nel 2007, alla Credit Suisse per oltre 11 milioni di euro. Nel giugno scorso, la Dia aveva provveduto al sequestro dei beni agli eredi di Nino Princi.

AMBIENTE: LEGAMBIENTE, CENTRI COMMERCIALI BUSINESS ECOMAFIE
“I supermercati e le grandi lottizzazioni per la realizzazione di centri commerciali sono le galline dalle uova d’oro per i clan ecomafiosi e l’operazione di sequestro di oggi è un’ulteriore conferma di quanto abbiamo già denunciato nel nostro rapporto Ecomafia 2009”. Così il responsabile dell’osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri, commenta l’operazione della direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria.

(ANSA)

Gioacchino Campolo, il re dei videopoker

Ieri la Gdf ha notificato in carcere una nuova ordinanza di custodia cautelare a Gioacchino Campolo, il ‘re del videopoker’.

A tal proposito riportiamo qualche articolo dal blog di Antonino Monteleone che tempo fa si era occupato di Campolo:

L’Idv in Calabria sta con Loiero e l’ex pm lo azzera

di Felice Manti da ilGiornale.it

Azzerato. Kaputt, chiuso. I vertici calabresi dell’Italia dei Valori sono stati cancellati con un tratto di penna dal padre padrone dell’Idv, Antonio Di Pietro e consegnati a un commissario, Ignazio Messina. L’ex pm non ha gradito il sostegno dei dipietristi locali al governatore uscente Pd Agazio Loiero. «Una seconda chance non si nega a nessuno», fu qualche mese fa lo sconsiderato proclama del coordinatore regionale Idv Aurelio Misiti. Irritatissimo per il clamoroso endorsement, Di Pietro aveva preso tempo, ma non poteva subire lo smacco senza conseguenze. Anche se la scomunica è piombata sulla Calabria giovedì sera, era dunque nell’aria da settimane. Continua a leggere ‘L’Idv in Calabria sta con Loiero e l’ex pm lo azzera’