Nel mare di Cosenza un relitto pieno di fusti radioattivi

“Adesso – ha commentato il procuratore di Paola, Bruno Giordano – si apre uno scenario non facile da gestire”, a proposito del ritrovamento, nel Tirreno Cosentino, del relitto di una nave al largo della costa di Cetraro.

Il sospetto e’ che si tratti del mercantile Cunsky, che secondo il pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, fu fatto affondare con il suo carico di 120 fusti contenenti scorie radioattive.

Le immagini riprese ieri dai tecnici dell’Arpacal, l’agenzia ambientale della Regione, hanno mostrato un profondo squarcio sulla prua, compatibile con il racconto del pentito che ha detto di avere personalmente partecipato all’affondamento tramite esplosivo fatto brillare, proprio a prua. Inoltre si vedono anche dei fusti.

Per avere la conferma ufficiale, pero’, la Procura dovra’ disporre una serie di accertamenti presso il ministero della Marina. Di certo, al momento, c’e’ che in quel punto non risulta nessun affondamento ufficiale, ne’ in tempo di guerra, ne’ in tempo di pace.

Quattro ‘navi fantasma’
C’é “una storia libanese che lega le quattro navi coinvolte nel racconto del pentito Fonti: la Jolly Rosso, che si è arenata ad Amantea il 14 dicembre 1990, la Cunsky e altre due navi fantasma, la Voriais Sparadis e la Yvonne A”. E’ quanto scrive il ‘Manifesto’ nel numero in edicola.

“I quattro vascelli – è scritto in una nota del Manifesto – furono utilizzati tra il 1988 e il 1989 per una operazione di recupero di rifiuti tossici nella zona cristiana del Libano, con la supervisione del governo e i soldi della cooperazione. I dati della nave Cunsky, ufficialmente smantellata il 23 gennaio 1992 sono assolutamente compatibili con quanto documentato dal robot sceso oggi nelle acque calabresi”.

Legambiente: dossier fin dal 1994
“L’importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro speriamo permettera’ di affrontare con nuovo vigore le inchieste chiuse forse troppo frettolosamente e le indagini mai correttamente approfondite su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti piu’ profondi del Mediterraneo”.

Cosi’ Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, commenta il ritrovamento del relitto nel mare di Cosenza: “abbiamo chiesto un incontro al Procuratore di Paola per offrire il nostro aiuto consegnando i dossier raccolti sin dal 1994 con i primi esposti presentati e l’ampia documentazione assemblata nel tempo sulle misteriose sparizioni di navi che non hanno mai lanciato il may-day mentre gli equipaggi si sono stranamente volatilizzati”, spiega.

“E’ il caso della motonave Nikos I, sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lome’ (Togo), probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia; della Mikigan, partita nel 1986 dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno calabrese con tutto il suo carico sospetto. Il 21 settembre del 1987, a 20 miglia da Capo Spartivento in Calabria, naufrago’ invece la Rigel, unico caso in cui – grazie alle denunce di Legambiente – e’ stata ricostruita almeno in parte la verita’ giudiziaria.

Nel dicembre del 1990 e’ la motonave Rosso (ex Jolly Rosso) a piaggiarsi lungo la costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nel 1989 sara’ la motonave maltese Anni ad affondare a largo di Ravenna in acque internazionali mentre nel 1993 sara’ la Marco Polo a sparire nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1885 affonda a largo di Ustica la nave tedesca Koraline”.

“Ora si riaprano le inchieste – dice Nuccio Barilla’ di Legambiente Calabria – per perseguire i responsabili e monitorare il pericolo di contaminazione delle acque responsabili di patologie gravi per l’uomo e danni enormi all’ecosistema. Dobbiamo rilanciare la richiesta e l’impegno affinche’ si approdi quanto prima alla verita’ sulle tante vicende legate all’intrigo radioattivo, caratterizzato da connivenze e reticenze a vari livelli e finanche morti misteriose. Chiediamo misure serie ed immediate a tutela del diritto di sapere dei cittadini e per scongiurare che nel futuro fatti come questi tornino a verificarsi”.

Rainews24.it

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