Un Barbaro dal chirurgo estetico: come finisce la latitanza di un capo decina

di Antonino Monteleone – Una latitanza durata 8 anni finita dal chirurgo estetico. Era a torso nudo, Carmelo Barbaro classe ’48, mentre i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria facevano irruzione in uno studio medico di Via Santa Caterina, all’incrocio tra il Ponte della Libertà e l’argine destro del Torrente Annunziata, dove si era recato per farsi rimuovere dei tatuaggi che aveva sul petto.

Da oltre un anno gli uomini del Colonnello Leonardo Alestra seguivano gli spostamenti di persone ritenute vicine al killer della costa De Stefano – Tegano, ricercato dal 2001 perché sottrattosi all’esecuzione di una pena definitiva a 22 anni di reclusione per omicidio e associazione mafiosa; finché nella mattina di sabato la certezza di averlo intercettato e poterlo catturare.

Nel tardo pomeriggio, a bordo di un’autovettura con le insegne di una scuola guida (Regina Venus che si trova distante qualche centinaio di metri dallo studio medico ndr) Carmelo Barbaro raggiunge il dottor Francesco Pisano (61) accompagnato dai coniugi Agostino Ceriolo (65) e Anna Pellicone (58).

Francesco Pisano, 61 anni, una vita di studi in medicina, dalla specializzazione in ortognatodonzia a quella in medicina estetica, sapeva bene chi fosse il suo cliente. “Carmelo Barbaro” era scritto sulla cartella clinica che al momento dell’irruzione dei Carabinieri l’infermiera Maria Assunta Condello (40), ha tentato, invano, di occultare.

Sul sito ufficiale dello studio medico “Pisano” di Cittanova (www.studiopisanoweb.com), con una sede a Reggio di recente apertura, campeggia la foto del dottor Francesco che reclamizza le nuove tecniche laser per ringiovanire tessuti ed eliminare cicatrici. Non c’era scritto da nessuna parte, però, che le prestazioni fossero rivolte anche ai latitanti.

Inserito nell’elenco speciale dei trenta latitanti più pericolosi, alla vista dei militari non ha opposto resistenza, ma ha accusato un malore. Per questo è stato trasportato in ospedale dove i medici hanno assicurato che non si trattava di niente di grave. Dunque il trasporto presso la casa circondariale dove ha trascorso la notte in attesa di trasferimento in altra struttura dove, ultimato il disbrigo delle pratiche necessarie, sarà sottoposto al regime detentivo del 41 bis.

Un bilancio complessivo di cinque arresti ed un ampio scenario costituito dell’ampia rete di sostegno alla sua latitanza che Carmelo Barbaro aveva messo in piedi e su cui continueranno gli approfondimenti investigativi.

Chi era Carmelo Barbaro

Al termine del processo Olimpia la condanna a 22 anni di reclusione inflittagli dalla Corte di Appello di Reggio Calabria presieduta da Armando Calogero Lanza Volpe, confermata in cassazione, per la sua responsabilità diretta e indiretta in diversi omicidi tra il 1984 ed il 1993.

Un elemento determinante nei rapporti di forza tra i principali cartelli della mafia reggina a cavallo tra le due guerre di mafia. Vicinissimo al boss Orazio De Stefano, con lui progettò, tra gli altri, l’omicidio di Francesco Domenico Condello, inserito nella logica delle ritorsioni contro i rivali Imerti – Condello che avevano ucciso il boss Paolo De Stefano e che aprì  – di fatto – la seconda guerra di mafia.

Era un capo-decina della Cosca De Stefano che secondo la testimonianza di diversi pentiti “disponeva di una squadra di killer” ai suoi ordini.

Oltre agli omicidi direttamente connessi al mondo criminale, Barbaro aveva avuto un ruolo anche nelle strategie militari per il condizionamento della vita politica cittadina.

Fu così anche per l’omicidio di don Pasqualino Modafferi che secondo il pentito Lauro “in assenza di Pasquale Condello vagliava tutte le decisioni di rilievo della cosca”.

Nel verbale del 5 dicembre 1992 Lauro racconta che “Pasquale Modafferi oltre ad essere  democristiano e massone, era molto vicino a Pasquale Condello del quale se non  erro era stato compare di anello. L’eliminazione di Pasquale Modafferi fu un duro colpo per la nostra organizzazione dal momento che era lui che in prima persona manteneva i rapporti con gli uomini politici a noi vicini ed in particolare a Piero Battaglia“.

Gli scenari

Mentre il cartello degli Imerti – Condello, con la cattura del super latitante Pasquale Condello del febbraio 2008, subisce colpi pesanti anche sotto il profilo del regime patrimoniale diretto o facente capo a prestanome, le attività hanno messo in ginocchio anche il cartello contrapposto dei De Stefano – Tegano. Gli arresti in sequenza di Giuseppe De Stefano, Paolo Rosario De Stefano e, ieri, di Carmelo Barbaro, fanno terra bruciata attorno a personaggi spietati già inseriti in un contesto di fatto di equilbri messi costantemente in discussione.

Ancora una volta il legame con il territorio è fatale per i boss in fuga, ma al tempo stesso necessario per creare relazioni e stringere rapporti che possano agevolare il controllo delle attività illecite e il reinvestimento dei capitali maturati.

Mancano all’appello due latitanti, Domenico Condello e Giovanni Tegano. Non è escluso che a breve anche queste fughe giungano a conclusione.

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